L’Italia vende armi all’Arabia Saudita. Stop export a Paesi che finanziano l’Isis!

bombe_675-675x275.jpg
Nei giorni scorsi Matteo Renzi ha fatto visita in Arabia Saudita, stringendo mani a sceicchi e principini che finanziano l’Isis e foraggiano i terroristi nella guerra siriana contro Bashar al Assad. Lui ha negato, ma la realtà è che ha mentito al Paese e agli italiani, perché l’Italia oltre a stringere accordi con Riad gli vende anche le armi.
La notizia è di qualche giorno fa, precisamente risale alla mattinata del 19 novembre quando risulta essere atterrato proprio in Arabia Saudita un cargo carico di bombe MK-80 fabbricate in Sardegna, partite nei giorni scorsi dall’aeroporto di Cagliari Elmas, con il rischio concreto di trasformare l’isola in un bersaglio terroristico. Si tratterebbe della seconda spedizione nel giro di tre settimane, in palese violazione della legge 185/90 sull’export di armi in Italia.
Il nostro deputato Manlio Di Stefano ne ha dunque chiesto conto al governo nel question time di oggi, invitando Renzi e i suoi a interrompere ogni vendita di armi ai sauditi, nonché a tutti i Paesi coinvolti in conflitti. Il M5S chiede un disarmo globale. Questo è il punto di arrivo.
Più volte abbiamo chiesto al ministro della Difesa Pinotti di chiarire la posizione del governo italiano in merito alle esportazioni di armamenti. In particolare, di spiegarci la prosecuzione del commercio d’armi con l’Arabia Saudita nonostante altri paesi europei, come la Germania, l’abbiano interrotta da un anno a causa dei rapporti ambigui del paese del Golfo rispetto al finanziamento al terrorismo.
L’Arabia Saudita, infatti, rappresenta uno dei principali clienti della nostra industria militare. Dalle Relazioni inviate dal Governo alle Camere si ricava che nel quinquennio 2010-2014 la destinazione principale dei nostri armamenti è stata il Medio Oriente per un ammontare di 5 miliardi di euro, rispetto ai poco meno di 4 miliardi del quinquennio 2005-09, di cui un miliardo e 200 milioni riferito alle armi vendute all’Arabia Saudita, che negli ultimi dieci anni ha aumentato del 156% le spese militari.
Eppure il Rapporto sul rilascio delle autorizzazioni alle esportazioni d’armi relativo al 2014, scritto dai ministeri di Esteri, Difesa, Interno, Economia e finanze e Sviluppo economico, è fermo nelle Commissioni senza mai essere stata discusso. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto in commissione Esteri l’incarico di studiare il rapporto e presentare una relazione di minoranza entro breve, a cura di Stefano Lucidi. Abbiamo anche chiesto alla Pinotti, con un’interrogazione a firma dei senatori Bruno Marton e Vincenzo Santangelo, di anticipare il rapporto relativo al 2015, affinché tutta la verità sul commercio di armamenti dell’Italia con i paesi del Golfo venga a galla.
Il M5S non si sveglia certo ora: già nel 2013 presentammo una proposta di legge a prima firma Michela Montevecchi per chiedere l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite collegate alla produzione italiana di armamenti ed al loro commercio, e sul collegamento tra le industrie del settore e le istituzioni.
Dal primo momento, quindi, il M5S ha capito come per combattere il terrorismo occorra affamarlo. Peccato che il governo non la pensi allo stesso modo, e preferisca invece dar “da mangiare” alle industrie delle armi e a certi Paesi in odore di doppiogioco.